Storie: sogni

Sono indeciso se raccontarvi i miei sogni.

Non sono sogni particolarmente eccitanti o con simbologie misteriose. Sono pieni di dettagli, molto precisi, lunghi e piuttosto lenti, sogni di una persona semplice…

Solitamente non conosco la fine dei miei sogni, cosa effettivamente non poco stressante. Mi sveglio ogni mattina un attimo prima che il sogno arrivi alla sua fatidica conclusione.

Questa mattina è accaduto qualcosa di insolito per me, ho sognato  qualcosa che è accaduto realmente, una cosa che mi è successa quattro anni fa.

Mi trovavo a Roma per una serie di conferenze, sono un fisico e, data la calda giornata di primavera, decisi di vincere la mia consueta pigrizia e buttarmi giù dalla mia accogliente stanza d’albergo, Villa Pirandello si chiamava, per andare a fare due passi in un parco vicino. Dopo aver chiesto al ragazzo della reception scoprii di essere a due passi da un parco chiamato Villa Torlonia e così mi incamminai. Il tragitto fu effettivamente breve e il sole, sempre più caldo, mi convinse a sedermi su una panchina per gustarne il tepore sul viso.

Ascoltando furtivamente due ragazzi seduti non lontano da me appresi che dentro Villa Torlonia era presente un museo, cosa che mi fece molto piacere. Accomunare natura e cultura, quale miglior binomio. Al Casino Nobile, così si chiamava la parte del museo che stavo visitando, vidi  un busto di un imperatore e moltissime statue senza testa, una dopo l’altra tutte donne senza testa, leggermente lugubre direi. La cosa più assurda  non fu questa però ma fu l’unica statua con la testa, una dea intenta a vestirsi. Diana Gabina, appresi subito. La cosa sorprendente? Il suo volto, i suoi capelli, la sua espressione, incredibilmente somiglianti a quelli di mia sorella Kerstin. Raccontarlo adesso, dopo averlo sognato, dopo averlo rivissuto a distanza di quattro anni, non può trasmettere il mio stato d’animo di allora; era proprio mia sorella, era il suo volto. Incredulo ma divertito uscii dal museo per fare altri quattro passi all’aria aperta prima di rientrare in albergo. Mi fermai all’ingresso di un’ area delimitata dove erano collocate alcune giostrine per bambini. guardavo avanti ma non vedevo niente, ero immerso nei miei pensieri, pensavo a mia sorella e stavo decidendo se telefonarle. Una ragazza mi urtò mentre usciva dal piccolo parco giochi. Era colpa mia, stavo praticamente ingombrando l’ingresso. Chiesi scusa quasi senza guardarla e lei, col suo piccolo in braccio mi sorrise prima di proseguire verso la sua strada. Erano passati pochi istanti e stavo scorrendo la rubrica del cellulare quando alzai gli occhi ridestato da una sorta di sonno della mente… quella donna, dov’era? Quella che mi aveva appena urtato, coi capelli biondi e il viso… il suo viso…, impossibile avevo le allucinazioni, era uguale a mia sorella Kerstin. Corsi velocemente nella direzione in cui credevo si fosse diretta. Niente, scomparsa, si era dileguata.

Decisi che era il momento di andare a riposare un pò. Alla reception dell’Hotel mi fermò una ragazza bionda e sorridente, la osservai molto attentamente, tanto da rischiare di sembrare invadente o magari un matto o qualcosa di simile. No, per fortuna no, non  somigliava affatto a mia sorella. Mi scusi signor Andersson, c’è un messaggio per lei, è da parte di una certa Kerstin…

Autore: Gaetano Messineo

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