Joanna Colangelo a Villa Pirandello
Viaggi e storie: intervista a Joanna Colangelo

Non capita tutti i giorni di avere in casa Joanna Colangelo, una scrittrice italo-polacca-statunitense, che si occupa  di musica e cultura per giornali come l’ Huffington Post e il Columbia Journal of American Studies, che ha attraversato e raccontato l’america innumerevoli volte e che in questo ottobre romano è qui, a Villa Pirandello, per trovare ispirazione e terminare le sue ultime due novelle.

 

img-20161012-wa0006E non capita neanche troppo spesso, che questa viaggiatrice-scrittrice  sia  molto simpatica, abbia un sorriso contagioso e alla nostra idea di farci una chiacchierata più approfondita sulla sua storia, risponda con entusiasmo. Ed è ancora più raro scoprire una persona illuminante nella sua giovinezza, che vive con una passione genuina e viscerale l’atto della scrittura e quello del viaggio.

Joanna Colangelo ha 36 anni, vive a New York, ama la sua America quanto la sua Italia e quanto la sua Polonia: questa è la prima cosa che scopro, non appena ci incontriamo e sediamo.

Il rumore della pioggia che cade sulla veranda di Villa Pirandello a volte è troppo forte, allora ci fermiamo ad ascoltarla e quando diminuisce d’intensità ricominciamo a parlare. A Joanna piace questa giornata di pioggia e ottobre , dà ispirazione, mi dice, per i sui libri…

Quali libri Joanna, a cosa stai lavorando?

Si tratta di due novelle in realtà, due storie filosofiche. Una ambientata in Polonia e si chiama ” The Storm”, l’altra ambientata a Roma e Amalfi, “L’ultimo Inverno”.

Quindi sei qui per scrivere?

Si, sono qui a Roma per lasciarmi ispirare. Anche se non è un libro su Roma o sull’Italia, essendo ambientato qui, è necessario per me vivere questa realtà per poterla riportare nella mia scrittura, nei personaggi e nella novella.

Quindi i tuoi personaggi, riflettono l’ambiente, la cultura del posto in cui sono immaginati e potenzialmente le tue tre identità, italo-polacca-statunitense: in che modo queste tre culture si riversano sulle tue storie e nei tuoi personaggi?

Ah, domanda interessante! Lasciami pensare…Beh sicuramente i personaggi americani costruiscono storie più avventurose, in cui si sente la tendenza a cercare qualcosa, a migliorarsi, a raggiungere un obiettivo. L’ identità polacca invece si traduce nel lato più sensibile e “dark” della mia scrittura. I personaggi polacchi sono più introversi e seri. Nei caratteri che riprendono le mie radici italiane invece, c’è sempre un’aurea surreale e innocente e una certa lentezza, come nei film di Bertolucci.

Bertolucci: è lui il tuo regista italiano preferito?

E’ tra i miei preferiti. Su tutti vince però Vittorio De Sica.

Sei un’appassionata di film, musica e cultura. Quando hai scoperto la passione vera per la scrittura?

Non ricordo il momento in cui ho iniziato a scrivere. Farlo è una necessità, è sempre stato così. Non posso non farlo, la mia mente è popolata di storie alle quali devo dare voce. Quando cammino per la città non posso fare a meno di “rubare” le parole delle persone, le loro conversazioni, oppure se  ascolto musica, immagino le scene che vedo come fossero parte di un film. Si, è una sorta di schizofrenia! (n.d.r ride di gusto)

E tu hai deciso di dare voce alla tua schizofrenia, come tutti i grandi artisti e scrittori del resto. E oltre ad avere la schizofrenia dello scrittore, sembra tu abbia anche quella del viaggiatore, visto che sei sempre in giro! Come vivi il rapporto tra letteratura e viaggio?

Sono fortemente connessi. Nel mio caso direi che non può esistere l’uno senza l’altro. Io non scrivo mai libri o articoli di viaggio, in cui parlo cioè di determinati posti che visito, ma allo stesso tempo viaggio per scrivere. Cioè che vivo durante i viaggi, le storie che ascolto e le persone che incontro sono fondamentali per la mia scrittura.

Cosa rappresenta quindi per te viaggiare?

Significa fare esperienza del mondo, scoprire la diversità dei luoghi e delle persone. Tutti abbiamo una storia da raccontare, e la cosa incredibile è che le storie più interessanti appartengono proprio a chi crede di non avere nulla da raccontare.

La conversazione è andata avanti ancora un po’. Si è riso e scherzato masticando l’una la lingua madre dell’altra (spesso con risultati buffi). Ma ho piacere di chiudere proprio  con quell’ultima frase  in cui parla di viaggio e storie, di incontri e conoscenza, scoperta e scrittura.

Davvero dico, non capita tutti i giorni di incontrare una persona come Joanna Colangelo.