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Un viaggio dentro me stessa

Un viaggio dentro me stessa,
Un tutto nella mia anima.
Troppo sensibile?
Troppo fragile?
Troppo madre?
Troppo responsabile?
Troppo decisa o decisiva?
Troppo donna?
Troppo poco figlia?

E vengo da te Roma, città terapeutica, città contenitrice di emozioni, ieri come oggi.

Ieri eri tu a darmi fiato, a spogliarmi dell’essere troppo responsabile, troppo decisa, troppo madre di mia madre, di mio fratello, del mio compagno; e troppo poco figlia e troppo poco donna.

Eri tu a vestirmi, per tre giorni al mese, delle mie fragilità, delle mie indecisioni, della mia voglia di sbagliare, di ridere, di gioire di questa vita.

Oggi che le cose sono cambiate, che il tumore si è divorato mia madre, l’infarto ha fermato il cuore a mio padre, oggi che il mio compagno è diventato mio marito, che io sono diventata madre, ancora una volta, però finalmente nel modo giusto.

Oggi ti abbraccio cara Roma; e torno da te, ancora una volta a prendere fiato: e ancora una vota a spogliarmi.

Ma da cosa voglio spogliarmi? Non lo so; forse non lo so.

Nella mia mente risuonano due melodie: “libertà”, titolo di una canzone che riprendo a cantare ogni mese, per due giorni e “o di uno o di nessuno”, titolo di questo cancello bianco, che contiene un piccolo giardino, dipinto di bianco, viola, grigio e nero.

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“Libertà”.

“O di uno o di nessuno”.

Due melodie che mi rimbombano nell’anima; note che si susseguono una dietro l’altra, che si inseguono, che vanno da sole, tra le quali a momenti mi perdo.

Io che ho sempre difeso con le unghie e con i denti la libertà di ciascuno di essere quello che sente di essere;

Io che ho avuto sempre troppo responsabilità per sentirmi completamente libera; io che sono sempre stata di uno, con sincerità, con maturità. Io che ora cerco un po’ di leggerezza di animo.

E poi c’è la vita, la mia vita che prende un po’ di sonno da questo giardino viola, che riparte da questo giardino viola.

Isole e penisole…e poi di nuovo isole, immerse nel mare, a guardare il mare, a farsi cullare dal mare.

E poi ci sei tu giovane Pirandello, che dalla tua isola mi lanci questo messaggio, questa ancora a cui mi aggrappo:

“…una realtà non ci fu data e non c’è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere. E non sarà mai una per sempre, ma il contenuto è infinitamente mutabile.”

Firmato: Luce Isolana

 

Chris Abney