villa_torlonia
RACCONTANDO ROMA: VILLA TORLONIA

Passeggiavo in totale solitudine a Villa Torlonia, l’aria era pervasa dai primi segni della primavera ed io provai un senso di pace e benessere…  

Allora, pensai, la felicità sta davvero nelle piccole cose: un uccellino che cinguetta in una pozzanghera, un gruppo di bambini che giocano a palla, un tappeto di prato verde e fiori colorati. Seduto su una panchina un anziano signore dall’aspetto buffo, io sedetti accanto a lui per leggere e godere del sole caldo.

Villa Torlonia nacque per volontà del Duca Giovanni Torlonia, ne era a conoscenza?”

mi chiese all’improvviso. Io sorpresa gli risposi di no e dunque quasi sollevato cominciò il suo racconto. “Fu dimora dei Mussolini sebbene loro abbiano rappresentato solo un capitolo della storia della Villa.” Quelle poche notizie avevano suscitato in me una forte curiosità tanto che aspettai con ansia che riprendesse la sua storia.

Con l’approssimarsi della guerra Villa Torlonia fu dotata di un rifugio antiaereo provvisto di porte d’acciaio, di filtro antigas, di luce elettrica a batteria, di reti e materassi; intorno al palazzo si estendeva il parco, ben curato e fitto di alberi secolari e vialetti dove si scorge il Villino delle Civette restaurato dopo l’incendio del ’91. Questo aveva l’aspetto originalissimo, di un’originalità stravagante per via della presenza del simbolo della civetta, animale che il Principe, per motivi ignoti, prediligeva. Ciò che caratterizzava il villino ai tempi in cui abitava il Principe Giovanni era la folta massa di rampicanti che salivano sino alla cima dei tetti.  Incredibile è la vicenda del Villino Rosso, sapete? Si racconta che in quel villino, dipinto di rosso, avvenissero gli incontri di Mussolini con una o diverse donne; di questa faccenda non si è mai raccontato, il duce non voleva scandali.”

 Quella breve storia mi aveva entusiasmato ed io ebbi quasi l’impressione di vedere i protagonisti del racconto rivivere e aggirarsi per la Villa.

Sa che i Torlonia avevano un teatro privato? Il palcoscenico era insolitamente più grande della platea che aveva appena un centinaio di poltrone, in legno dorato e velluto rosso. Solo pochi eletti potevano quindi entrarci.”  

Ero felice di aver incontrato quell’uomo in quella che pensavo sarebbe stata una comune giornata di primavera e di aver scoperto curiosità di un mondo lontano.

L’anziano signore  si alzò, mi guardò affettuosamente e mi salutò;  io gli sorrisi e lo ringraziai sinceramente. Avrei voluto abbracciarlo, qualcosa in lui mi ricordava il mio caro nonno. Temporeggiai su quella panchina ancora per qualche minuto prima d’andar via, il tempo di annotare le preziose informazioni che avevo appreso. Decisi dunque di  lasciare Villa Torlonia, quel luogo ricco di mistero e di storia, e di proseguire la mia passeggiata. Mi aggiravo per le strade senza meta, alla ricerca del nuovo, del magico e mi ritrovai in via Francesco Redi. Rimasi profondamente colpita: attorno a me case e ville sorprendentemente imponenti e bellissime. Una volta giunta in via Nomentana scorgo Villa Paganini, un piccolo ma incantevole parco. Decido di fare un giro all’interno: due fontane monumentali, una fontanella e un laghetto attraversato da un ponticello. Scopro così il piacere di passeggiare lungo i viali ombreggiati da alti pini e decido di riprendere la mia lettura.