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RACCONTANDO ROMA: COPPEDE’

Roma non è solo un caotico gomitolo di strade, non è solo chiasso e frenesia, Roma è anche un’ oasi di pace, una meravigliosa e quotidiana scoperta oltre che una galleria a cielo aperto.

Alla ricerca di itinerari nuovi e alternativi, di angoli nascosti della capitale, un pomeriggio di giugno mi sono imbattuta nel quartiere Coppedè: una vera e straordinaria rivelazione!

Progettato dall’architetto Gino Coppedè e costruito tra il 1913 e il 1927, il quartiere si apre con un maestoso arco che congiunge i palazzi degli Ambasciatori. L’arco, sormontato da due torri, è un trampolino: una volta varcato si ha come l’impressione di essersi tuffati in un oceano infinito di storia. Io ho nuotato in quelle acque approdando su un’ isola felice di pace dove il tempo sembra fermarsi. Con aria sognante e col naso all’insù ho ammirato quelle costruzioni dallo stile gotico e barocco, quelle decorazioni dal gusto retrò, ho esplorato una realtà surreale, lontana dal frastuono e dalla confusione.

Coppedè

Passeggiando per quelle strade intrise di magia ho raggiunto Piazza Mincio, il cuore del quartiere, al centro della quale si scorge imponente la Fontana delle Rane; non lontano la Palazzina del Ragno, dal colore giallo ocra, di ispirazione assiro-babilonese e sulla cui facciata è rappresentato un enorme aracnide. A catturare la mia attenzione una fiabesca costruzione: il Villino delle Fate, un esempio di commistione di stili, con archi tipicamente medievali, caratterizzato da una totale asimmetria e fusione di diversi materiali.

Quel pomeriggio ho appurato che il quartiere Coppedè propone uno stile unico e originale che non ha precedenti e né finora successori; uno stile improprio che si ispira alla natura rappresentandone alcuni elementi  e allo stesso tempo mescola insieme i tratti più significativi e peculiari delle varie epoche artistiche. Come una vera reporter ho fotografato i più curiosi dettagli di quell’ambiente dall’atmosfera fantastica e ho annotato le mie più intime sensazioni. E così, tra uno sguardo ed uno scatto, tra un pensiero e un’annotazione, non mi ero accorta che il sole caldo aveva lasciato il posto alla luna che faceva capolino tra le nuvole.

Allora il tempo non si era davvero fermato, non stavo davvero vivendo in una dimensione parallela! La vegetazione costituita da palme e cespugli creava suggestivi e per certi versi inquietanti effetti luce-ombra. Stavo cercando la strada del ritorno quando mi accorsi che quegli stessi edifici avevano ora assunto, col buio, un aspetto spettrale. Una volta a casa, affascinata da quell’originale quartiere, dai rimandi iconografici al mondo delle fiabe e alla letteratura, ho cercato ulteriori notizie in merito scoprendo che quel luogo, profondamente enigmatico e misterioso è stato scelto dal regista Dario Argento come location per suoi film. Uno scenario quindi incantevole, dai mille volti e dalle mille sfaccettature, che toglie il fiato.