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Storie: manuale dell’ Albergatore perfetto

L’albergatore perfetto, inteso come colui che ospita per lavoro e un po’ anche per diletto, è un ladro per definizione. Non fraintendetemi, un ladro che ruba storie, frammenti di vita, per dare corpo al soggiorno perfetto. A chi ruba le sue storie? Alle innumerevoli persone che passano per le sue stanze, che si rilassano nelle sue comode poltrone, che cercano una “casa” dopo un giorno in giro per la città in cerca della sua anima. Nel contempo, l’albergatore perfetto è anche uno psicologo, attento alle domande da fare, sempre poche e mirate, predisposto ad ascoltare e farsi carico dell’universo che c’è dentro le esigenze di ognuno di noi.

Ironizzando sull’albergatore perfetto, questi è l’albergatore che pensa al passato, osserva il presente ed è proiettato al futuro.

“Perfetto”, come il tempo verbale, esprime azione svoltesi nel passato, le cui conseguenze durano nel presente, senza questo connubio non potrebbe affacciarsi alle innovazioni che sta progettando.

L’albergatore perfetto non è amico del tempo, il tempo gli va stretto, vorrebbe manipolarlo, portare gli ospiti con se a casa per coccolarli fino alla fine, per dargli l’ultima carezza prima che l’abbraccio del sonno li porti su altri mondi…

Spesso l’albergatore perfetto non è compreso dai suoi simili, chi fa l’albergatore vecchio stampo non riesce a comprendere il connubio inscindibile fra ospitalità, soddisfazione e guadagno.

Questo e molto altro ho trovato durante il mio soggiorno a Villa Pirandello.

 

Angelo Cabulliese