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Viaggiando: Berlino

Ci sono città belle, città ordinate, città che ti fanno innamorare, città nelle quali vivresti per sempre. E poi c’è Berlino.

Appena rientrata da 4, intensissimi, giorni nella capitale tedesca, non riesco ancora a metabolizzare la valanga di sentimenti opposti e confusi che mi ha suscitato.

Al di là delle eccezionali opere architettoniche contemponranee ( in particolare il Reichstag e Postdamer Platz), oltre la prelibatezza del currywurst e di tutto il “tipico” che ormai si conosce, Berlino rimane magnetica ed incomprensibile.

C’è qualcosa, o meglio un insieme di cose, che la rendono sfuggete e suggestiva; non categorizzabile.

La prima cosa che stupisce è il silenzio; in giganti piazze in cui fiumane di persone si riversano, tra mercatini di natale e vino caldo al rum (glühwein) per resistere al freddo, non si sente mai una voce fuori posto, un accenno di confusione. Tutto rimane ovattato, come se quel cielo bianco attenuasse ogni voce. C’è traffico, o meglio, ci sono macchine in giro, molte. Ma i clacson non suonano e anche le vetture sembrano essere meno fastidosiose. Il Tram che corre sulle rotarie non è stridulo, scivola veloce senza farsi troppo notare. Eppura di movimento ce n’è tanto.

I Berlinesi sembrano in continua attività, li vedi girare in bici, camminare tra una metro e l’altra, ma senza eccessiva fretta. Sono rapidi ma non frettolosi. Sono seri ma non scontrosi. Non puoi fermarti ad un angolo di Berlino con la mappa della città aperta senza che qualcuno si avvici per darti una mano. Eppure sorridono pochissimo.

Sembra la città della contraddizione eppure si respira una grande armonia. Sembra quasi che le tragedie storiche, vecchie e recentissime, l’abbiano preparata a tutto. Ad essere parte della grande Germania unita e divisa per trent’anni da un muro vergognoso. Quello stesso muro che adesso è simbolo dell’integrazione e dell’ order levitra 20 mg arte, della libertà di espressione e di pensiero.

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Camminare davanti alla Est Side Gallery, la più grande parte di muro rimasta in piedi dopo la “caduta”, è un viaggio nello scibile delle emozioni umane. Si inizia con la rabbia, nel pensare al senso di costrizione che doveva provocare, ma poi si è alleggeriti dai colori delle bellissime opere artistiche che l’arricchiscono. E mentre quel vento gelido ti sferza il volto, non riesci a staccare gli occhi da quell’ammasso di cemento che oggi è forse il più grande simbolo di libertà in Europa.

E’ in fondo una città in pieno divenire, con una lunga storia sulla spalle, ma decisamente giovane: è’, come in molti la definiscono, la Fenice D’ Europa…rinasce sempre dalle proprie ceneri.

 

Qualche piccolo consiglio:

Prima di “sbarcare” a Berlino, lasciate da parte ogni pregiudizio architettonico…hanno un concetto tutto loro di restauro!

Alloggiate nel quartire di Friedrichshain: è la parte più viva di Berlino, ricchissima di street art ed in piena evoluzione.

Anche se il clima non è dei migliori, concedetevi una giornata in bici: è la città perfetta per pedalare

Duranate il periodo natalizio è particolarmente suggestiva, ci sono mercatini ovunque: il mio prefrito è quello di Alexanderplatz.